Grazie!
La vittoria di ieri è la vittoria di tutti i democratici.
Voglio dedicarla alle migliaia di volontari che in questi mesi hanno speso il loro tempo e il loro impegno per rendere possibile lo straordinario risultato di ieri.
Lettera di Alberto Ansaldo
Pubblichiamo la lettera ricevuta da Alberto Ansaldo, Ricercatore presso l'Istituto Italiano di Tecnoloiga, nell'ambito delle nanotecnologie per la robotica.

Francesco Rutelli e Piero Fassino avevano appena finito di parlare. Strana conclusione di una strana giornata. La folla rumoreggiava in uno strano chiacchiericcio, perplessa. Di certo era un finale inaspettato. Quando qualche giorno prima con Lorenzo avevamo deciso di cercare di organizzare un pullman per venire alla manifestazione "La legge è un uguale per tutti", in piazza Farnese. I "vecchi" del partito ci avevano guardato piuttosto male. Poi mi giunge la notizia che anche Daniele Piacenza della Sinistra Giovanile sta organizzando qualcosa; mi chiedo se si possa riuscire a riempire da Genova due mezzi per una manifestazione che era osteggiata sia dalla segreteria della Margherita - le uniche bandiere in piazza saranno le nostre - che da quella dei DS. Chiamo la federazione e mi dicono "si guardi chi organizza pare esser un certo Lorenzo Basso, le do il numero?". E questo non era poi così strano, invece. In fondo nell'Ulivo ci credevamo e si collaborava spesso e che il "nostro" pullman fosse anche il "loro" ci faceva quasi piacere. La manifestazione si sposta: piazza Navona! Troppo grossa per i nostri piccoli numeri ma pare che manifestare per l'uguaglianza dei cittadini di fronte alla giustizia non si possa fare vicino a casa Previti. Ma l'importante per noi era esserci.
Una giornata splendida di discorsi che davano speranza, con un qualcosa di inaspettato: i quadri di partito che avevano fino al giorno prima avevano osteggiato la manifestazione si presentano e chiedono all'organizzatore, Nando dalla Chiesa, di salire sul palco. "Ci saranno solo interventi delle persone della cosiddetta società civile" chiarisce lui, e loro annuiscono. Intorno, nella piazza un insieme strano di bandiere, gente comune, intellettuali, registi. Scorgo da un lato Gregoretti che passeggia tra la gente in un clima un po' strano per noi "provinciali".
Inizia la manifestazione, si susseguono gli interventi. Si respira un'aria fresca, di speranza, di prospettiva, si ha la sensazione che, immettendo facce e forze nuove, questa fase di involuzione della Repubblica possa essere superata. Tutto fila in atmosfera quasi di festa. Poi quei due interventi non programmati. Ci guardiamo perplessi, tuttavia applaudiamo, cerchiamo di "tenere", in fondo sono i nostri segretari, ma il problema non è solo, non è tanto in quello che dicono, è nel linguaggio che suona incomprensibile, come di persone abituate a vivere e parlare in un modo a parte, con un registro diverso da quello di una piazza. Forse è anche la stanchezza, ma un certo senso di sconforto e un chiacchiericcio pervadono la piazza. Ad un certo punto, mentre Nando sta cercando di chiudere la manifestazione, la gente si fa da parte, e una persona si avvicina al palco. Chiede di parlare. Iniziamo ad applaudirlo. Viene fatto salire. Non sappiamo bene perché, ma ci aspettiamo che il sentimento che ci attanagliava dopo una giornata che aveva visto in noi una nuova speranza potesse venire incarnato: "Bisogna saltare due, tre o quattro generazioni [...] Con questo tipo di dirigenti non vinceremo mai". E noi, in quel clima irreale, anche di doccia fredda, paradossalmente rincuorati, ad applaudire. Erano i sentimenti che sentivamo, che non avevamo quasi il coraggio di esprimere che uscivano fuori.
Sono passati anni, varie volte mi è capitato di cercare di raccontare agli amici quella strana giornata, quella manifestazione che "non s'ha da fare" che finisce ad essere uno dei punti cardine di una svolta nell'Ulivo e, quindi, nel PD, che non è mai stata veramente compiuta.
Con Lorenzo siamo amici e siamo stato spesso vicini nella rispettiva attività politica. Abbiamo fatto tante cose prima e tante dopo quel giorno. Ma credo che quella piccola grande esperienza quasi imprevista ci abbia segnato e ci abbia insegnato che cosa significa il rispetto per chi ascolta, il rispetto per la piazza, il rispetto per i militanti. Quando ho saputo che aveva accettato la sfida di candidarsi quale segretario regionale del partito che all'epoca sognavamo solamente, sono stato felice. Credo che il suo, come il nostro, possa essere un contributo concreto per realizzato compiutamente, non solo nei logo e nei simboli.
Ci credevamo allora, e ci crediamo oggi, ecco perché il 25 ottobre prossimo voterò per Lorenzo.
Se vorrai darci una mano, te ne sarò grato ma, sopratutto, credo che sarà una scelta importante anche per te!
Alberto Ansaldo

